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JAMES FRAMO. LA SUA OPERA, LA SUA VITA

Pubblicato da Andolfi,M (a cura di) “I pionieri della Terapia Familiare”
Terapia Familiare N°-68-2002 – Franco Angeli

 

James Framo è stato membro fondatore e secondo presidente dell’American Family Therapy Academy. Ha conseguito la laurea in psicologia presso la University of Texas nel 1953. Successivamente e per 13 anni è stato ricercatore presso la Eastern Pennsylvania Psychiatric Institute di Philadelphia nell’equipe diretta da Ivan Borszomenyi-Nagy che studiava gli schizofrenici e le loro famiglie. Facevano anche parte dell’equipe Gerald Zuk e David Rubinstein.
Sebbene il suo profondo interesse nel lavoro con le famiglie di origine non è stato precisamente in quel periodo, fu certamente molto stimolato durante questi anni di ricerca.
Dopodiché Framo ha lavorato per quattro anni in un Community Mental Health Center di Philadelphia come capo di una unità di terapia familiare e successivamente come professore di psicologia nella Temple University dove ha insegnato per dieci anni. Accetta poi la nomina di Distinguished Professor presso la United States Internacional University di San Diego, dove si trasferisce e vive attualmente.
Nel lavoro professionale in una prospettiva cronologica è importante segnalare che nel 1965 coedita il libro oggi diventato un classico “Intensive Family Therapy” con Boszormenyi-Nagy e che è stato pubblicato in sei lingue. Nel 1972 pubblica “Family interaction”, una raccolta di contributi del Convegno di terapia familiare del 1967 tra cui appare per la prima volta il famoso articolo “Anonymous” di Murray Bowen. Questo convegno, il libro e l’articolo di Bowen marcarono un momento storico nel campo della terapia familiare americana.
Nel 1968 Framo pubblica un breve articolo in Voices chiamato “My families, my family”. Questo articolo è un riconoscimento dirompente dell’incredibile potere e influenza che ha il sistema familiare della famiglia del terapeuta nella conversazione terapeutica. L’articolo anticipa la posteriore enfasi epistemologica posta nella persona dell’osservatore come un partecipante attivo nel sistema interazionale osservato.
Nathan Ackerman affermava che questo articolo aveva portato una nuova dimensione al lavoro nel campo della terapia familiare. Nel 1982, Framo pubblica un suo libro con alcuni articoli selezionati: Explorations in Marital and Family Therapy.
Senza dubbio, uno dei più importanti articoli di Framo che contiene il suo miglior pensiero teorico fu “Symptoms from a family transactional viewpoint” scritto nel 1970, una base teorica interazionale come modalità alternativa di comprensione del comportamento disfunzionale e dei sintomi clinici osservati “dentro” gli individui. Questo articolo ha avuto un’importanza molto grande e fu inserito in circa cinquanta programmi di training in tutti gli Stati Uniti.
Questa pubblicazione esplicita lo sviluppo della teoria di Framo basata sullo studio delle relazioni oggettuali, applicata alla terapia familiare. Dice Framo (1996): “La base per comprendere il mio attuale approccio intergenerazionale è la teoria delle relazioni oggettuali di Fairbairn (1952); la sua applicazione alle relazioni di coppia, esemplificata dai lavori di Dicks (1967), insieme alla mia estensione di questa teoria (1970)che mette in relazione il mondo oggettuale interno alle operazioni transazionali tra persone che si trovano in un legame intimo. Il mio lavoro cerca di integrare concetti dinamici e sistemici, la dimensione intrapsichica con quella interpersonale, fornendo in tal modo un ponte concettuale tra il personale e il sociale. In esso, ho sottolineato l’importanza dei sistemi motivazionali interconnessi e multipersonali nelle relazioni intime, e suggerito che i membri della famiglia colludono nel farsi carico delle funzioni psichiche degli altri. Le persone in relazione intima diventano reciprocamente parte della psicologia dell’altro, formando un sistema a feedback che regola e informa il loro comportamento individuale.”
La terapia familiare e i gruppi di coppie che Framo conduce includono molte volte interviste e sedute con i genitori e fratelli del cliente per modificare o correggere le relazioni sia nel passato che nel presente. Questo metodo è stato delineato in modo molto bello nel suo ultimo libro Terapia Intergenerazionale ( Intergenerational Therapy Approach), pubblicato in Italia nel 1996 da Raffaello Cortina Editori.
Framo ha dato un enorme contributo storico nel campo della terapia di coppia e familiare forse unico fra i psicologi americani.

Alcuni commenti su Framo: L’UOMO
E’ cresciuto in una vivace, espressiva, calda e conflittiva famiglia italiana. La sua famiglia parlava molto direttamente e anche candorosamente. Non è una coincidenza che Framo non ha molta empatia con i trattamenti paradossali non direttivi, circolari o, in un certo senso, obliqui. A lui piace andare direttamente al sodo e stabilire un contatto diretto, cuore a cuore.
La vita di Framo è stata segnata da tre importanti e determinanti eventi nella sua vita:
II primo è stata l’esperienza della seconda guerra mondiale. Arruolatesi volontario, il 4 giugno del 1944 andò a Roma come membro dell’88° divisione della quinta armata americana e partecipò all’assedio di Cassino. E’ rientrato, ferito, dopo un anno e mezzo di guerra.
Come in tutti questi casi, queste esperienze sono troppo cariche emozionalmente per essere elaborate e assimilate rapidamente.
Per lui, ancora oggi, è un ricordo doloroso.
Il secondo evento, e probabilmente il più drammatico della sua vita personale, suo e della sua prima moglie Mary Framo, fu la tragica morte dei due figli maschi. All’età di nove anni ciascuno, anche se con dieci anni di differenza, entrambi morirono per un problema cardiaco congenito di cui soffre anche lo stesso Framo. Purtroppo la morte dei figli in tenera età ha avuto un impatto tremendo nella sua vita emozionale.
Il terzo evento importante è stata la separazione dalla prima moglie avvenuta poco dopo essersi trasferiti a San Diego. Secondo Framo, questo dramma umano ha avuto parecchie conseguenze nella sua vita. Comunque, successivamente si risposò e oggi vive felicemente con la sua seconda moglie, anche lei psicologa, Felise Levin.
In un commento personale su di lui Donald Williamson(1994) dice:” Ho trovato in Jim Framo una delle persone più spontanee e aperte psicologicamente al punto di apparire, a volte, politicamente naif. Però che bella scelta!
Il suo calore, il suo ottimismo, il suo senso di correttezza e di curiosità spontanea circa l’esperienza esistenziale degli altri, ha fatto di lui uno straordinario terapeuta, docente e amico. Ho imparato molto da lui, se non altro dal suo coraggio.
Jim ha un pace-maker defibrillatore impiantato nel suo cuore per ridurre o accelerare la sua velocità quando questo sia necessario. Questa è una bellissima metafora perché è un uomo infrequente nella sua qualità umana, nella sua attenzione rispetto al sottile e sempre mutevole ritmo del cuore umano. Lui, è stato dotato dell’intelligenza del cuore”.
A proposito del suo lavoro Framo (1996) dice: “Nel 1976 ho pubblicato il mio primo articolo sulla famiglia d’origine: “La famiglia d’origine come risorsa terapeutica You can and should go nome again”. In questo articolo anticipavo i fondamenti del mio pensiero teorico (1970), ma il mio lavoro con la famiglia d’origine è stata l’applicazione clinica di questo pensiero. Utilizzare la famiglia d’origine come risorsa per la terapia individuale, di coppia o di famiglia è il logico esito e l’applicazione clinica dell’idea che forze transgenerazionali esercitano un’influenza critica sulle relazioni intime attuali. Ovvero, le difficoltà che una persona, nel presente, ha nella coppia, nella famiglia o con se stessa possono essere viste, fondamentalmente, come sforzi riparativi che hanno lo scopo di correggere, padroneggiare, rendere innocui, elaborare o cancellare antichi paradigmi relazionali, che sono sentiti come disturbanti e che provengono dalla famiglia d’origine.
Nelle relazioni intime che ci scegliamo, tutti noi cerchiamo di trovare una risoluzione interpersonale per i nostri conflitti intrapsichici.
Molte persone che entrano in terapia spendono molto tempo parlando delle famiglie d’origine. Io feci la mossa inusuale di far venire dirèttamente in terapia la madre, il padre, i fratelli dei miei clienti, cercando di portare i problemi indietro dove erano iniziati, tracciando una rotta diretta verso i fattori eziologici.
In quelle sedute che io chiamo la chirurgia maggiore della terapia familiare, le famiglie elaborano il loro passato e il loro presente.
Nel mio recente libro “Terapia Intergenerazionale”, io descrivo il metodo e i suoi risultati. I figli adulti devono risolvere i loro conflitti con i genitori prima che questi muoiano. I distacchi devono essere ricuciti e i propri demoni interni di un passato che non è stato perdonato deve essere elaborato. Riuscendo a saper perdonare i propri genitori, si riesce a percepire i partner e i figli in un modo più realistico.
Nelle lezioni io insegno cercando di essere coerente con il mio approccio concettuale, non faccio gli esami, chiedo invece che la tesi di laurea degli studenti sia scrivere la propria biografia familiare.
Questa è un’esperienza molto intensa per la stragrande maggioranza dei miei studenti. Loro dicono: Scrivere la mia biografia familiare è stato il compito più difficile ma più fruttifero che mi è stato assegnato nella vita. Il mio libro sulla famiglia d’origine contiene anche la mia biografia familiare. Cerco di praticare quello che predico.”
In un suo ultimo articolo apparso sul Journal of Marital and Family Therapy nel 1996, chiamato “Una retrospettiva personale del campo della terapia familiare”, Framo fa una valutazione personale della terapia familiare parlando sulle direzioni negative e positive.
Vediamo alcuni di questi punti.
Direzioni positive. ” Io applaudo il solido movimento che ci allontana dalla patologizzazione dei comportamenti. Malgrado sia stato un passo gigantesco aver riconosciuto che i sintomi emozionali potevano essere indotti dalle forze familiari così come dalle forze intrapsichiche, è stato solo dopo che abbiamo appreso che inconsciamente avevamo rimpiazzato l’individuo patologico con la famiglia patologica. I primi terapeuti della famiglia erano ambivalenti riguardo la psicopatologia.
In certo senso avevano ridefinito le etichette diagnostiche vedendo ogni comportamento folle come “normale” come risposta adattiva a un contesto folle. In un altro senso loro vedevano le famiglie come colpevoli, quando la gente impazziva. La famiglia era diventata il paziente.
Ancora non è stato stabilito un’accettabile sistema di diagnosi relazionale.
SECONDO: Probabilmente la tecnica più importante usata dai terapeuti di famiglia è stata la ridefinizione. Malgrado non sia un concetto nuovo perché, l’interpretazione analitica è anche una ridefinizione, è stata impiegata con grande successo da tutti i terapeuti familiari e quando la si usa abilmente è una delle tecniche più efficaci per produrre cambiamenti.
Ridefinendo i comportamenti distruttivi come un intento benigno di cambiare, offrendo un modo di vedere gli eventi sotto una luce diversa, molti comportamenti cristallizzati possono modificarsi durevolmente.
TERZO. Sono stato molto impressionato dalla quantità di tecniche innovative, ingegnose, che sono state applicate durante questi anni alle famiglie e alle coppie. Paradossi, reflecting team, il video play back, le sculture, le mosse strategiche, le storie familiari, i rituali, i genogrammi, le tecniche di feedback, la prescrizione del sintomo, gli interscambi comportamentali, l’assegnamento dei compiti, ecc., tutti questi metodi hanno arricchito il campo e mostrano una crescente sofisticazione.
QUARTO: II recente interesse nella spiritualità e la terapia familiare apre un’area trascendente che è stata dimenticata e le cui promettenti proprietà terapeutiche sono importanti.
QUINTO Lavorando con unità familiari non tradizionali come coppie dello stesso sesso, famiglie ricostituite o famiglie monoparentali, si riflettono i cambiamenti della società.
SESTO Il femminismo ha avuto un effetto profondo nella cultura cambiando i ruoli di uomini e donne. Quando le femministe hanno richiamato l’attenzione per prime circa l’ineguaglianza, la non equanimità nelle relazioni di potere tra uomini e donne, centurie di condizionamenti hanno reso difficile riconoscere queste osservazioni importanti.
Nonostante ciò, hanno aperto gli occhi e la coscienza. Il genere è stato introdotto come una grande riformulazione delle dinamiche familiari dal momento che ha messo in discussione il concetto base della teoria dei sintomi e il suo potenziale svantaggio per le donne.”
Direzioni negative nel campo della terapia familiare.
“La mia prima critica. Se si esamina la storia della terapia familiare si vedrà che ogni nuovo approccio o tecnica ha avuto la meglio e che ogni scuola o tecnica è stata nel suo momento, alla ribalta. C’è stato un momento in cui molti terapeuti familiari cercavano di capire quanto erano evoluti se usavano paradossi nella propria famiglia così come in quella dei loro clienti. Un’altra volta la moda è stata le sculture familiari.
Attualmente, molti terapeuti stanno cercando di capire cosa dicono i costruttivisti. I costruttivisti stessi stanno cercando che cosa è realmente reale.
Sicuramente c’è un valore in tutti questi concetti tecnici e alcuni di loro dureranno nel tempo, però c’è una caratteristica nel campo della terapia familiare ed è questa tendenza a vedere ogni cosa vecchia nel campo come superata. Cioè, nel campo della terapia familiare se c’è qualcosa di nuovo, allora è buono.
Questi approcci molto a la pàge, alla moda, non devono cancellare la comprensione delle dinamiche familiari dei principi contestuali e sistemici. A volte, quando leggo qualcosa sulla nuova epistemologia e il postmodernismo, ho la sensazione che c’è più interesse nelle idee che nelle persone. Il campo si è mosso ogni volta più avanti e secondo me si è discostato dei problemi reali della vita familiare. A volte sembra che i teorici in questo campo sono più interessati nel provare il loro punto di vista ad altri teorici che applicare clinicamente questi concetti. Io mi sentirei molto meglio se i terapeuti familiari teorici e clinici potessero rivolgersi, anche sporcandosi le mani, ai problemi reali della gente reale anziché cercare fra i matematici e i biologi per capire che cosa vedono nelle famiglie.
Bateson non ha mai avuto troppo tempo per la terapia e dubito che Maturana abbia molto a che fare con una famiglia con un bambino abusato.
Avvolte, filosofare astrattamente nel campo della terapia familiare, va molto più lontano delle osservazioni della vita familiare fatte con common sense.
Ora sul problema di genere. Ho detto prima che il movimento femminista ha portato molti cambiamenti nei ruoli sessuali, cosa impensabile cinquant’anni fa. Adesso faccio dei commenti su un aspetto dannoso come effetto collaterale del movimento femminista, com’è la formazione dell’ala estremista, cioè le così chiamate femministe fondamentaliste, che hanno una considerevole influenza e fanno dell’uomo il nemico, non permettendo il dissenso, colpevolizzando e ridicolizzando gli uomini.. Mi chiedo se questi terapeuti o queste attitudini negative riguardanti gli uomini non li fanno disertare della terapia di coppia.
Le femministe moderate stanno in forma crescente allontanandosi dagli eccessi delle fondamentaliste.
Io credo che la classica equanimità femminile finalmente prevarrà.
Terapie brevi. Ci sarà un’epoca in cui la gente riassumerà i loro problemi, 1i metterà dentro un computer e riceverà una soluzione stampata?
Scomparirà la relazione terapeutica, l’empatia come potere curativo nella psicoterapia? Dato che la nostra società è orientata verso la velocità: abbiamo cibi cotti con il microonde, i fast food e perché no quick therapy o terapia veloce? Secondo me c’è buona terapia e cattiva terapia.
L’efficacia del trattamento non dipende dalla sua durata.
Voglio fare menzione di alcune cose che ho imparato lungo il tempo sulla terapia, sul campo della terapia familiare, sulle persone che sono venute in cerca di aiuto, su come i clienti mi hanno insegnato e offrirò qualche consiglio non sollecitato ai terapeuti che cominciano:

 

  • Primo: Ci sono solo i beginners, cioè quelli che iniziano, che credono che possono curare e aiutare tutti. Ci sono un sacco di ragioni per i fallimenti terapeutici. A volte tu non ti puoi relazionare con certi pazienti e loro non si possono relazionare bene con te; a volte non ti piaceranno alcuni clienti e viceversa.
    Mi sono chiesto a volte se i pazienti che migliorano non sono quelli che ci piacciono di più.
    Sono sicuro che alcuni fallimenti terapeutici sono accaduti perché non sono stato sufficientemente capace o non ho saputo bene cosa fare.
    Di tempo in tempo tutti i terapeuti commettono errori con i loro clienti; e gli errori devono essere francamente riconosciuti al cliente.
  • Secondo: La terapia è un affare complicato. Ci sono persone che possono migliorare con una cattiva terapia o andare male con una buona terapia.
    I clienti possono regredire, terminare una terapia o migliorare per ragioni che non hanno niente a che vedere con il modo con cui è stata condotta la terapia.
    Combatto ancora con il dilemma dei diritti e bisogni dell’individuo versus i bisogni e la pressione del sistema familiare.
  • Terzo: Quando una famiglia viene in cerca di aiuto è una buona idea porsi questa domanda di valore diagnostico: Perché questa famiglia viene adesso esistendo il problema già da molto tempo? Che cambiamento c’è stato nella famiglia che ha convertito il sintomo in antisistemico?
  • Quarto: I metodi terapeutici che ignorano il passato e la storia falliranno nel percepire i processi familiari che a lungo termine avranno effetti decisivi nel risultato. Per esempio: forze transgenerazionali nascoste/ esercitano una critica influenza nelle relazioni intime attuali.
  • Quinto: II sentimento naturale predominante verso i genitori è di ambivalenza e questa ambivalenza si trasporta ai sentimenti che uno prova verso il partner e a volte verso i figli.
  • Sesto: Se tu non hai avuto una madre e un padre è molto difficile essere te stesso.
    Dovrai anche lottare molto duramente per cercare di avere un matrimonio migliore di quello dei tuoi genitori.
  • Settimo: Credo che ci sono due fonti maggiori di sintomi nei bambini: I sintomi come metafora della relazione genitoriale e la genitorializzazione del bambino.
  • Ottavo: II matrimonio può essere un’esperienza di crescita.
  • Nono: Non essere tanto orientato alla tecnica. Lavora piuttosto nella tua umanità. Una delle cose più difficili per il terapeuta è ascoltare i suoi clienti e le sue esperienze interne senza pensare alle proprie idee o teorie. La miglior qualifica per essere un terapeuta è essere un uomo, un Mensch. Solo un certo tipo di famiglie lo producono.
  • Decimo: Credo che la chiave di comprensione delle complessità e i misteri coniugali risiede nel concetto dell’identificazione proiettiva.
  • Undicesimo: II modo migliore di aiutare i bambini nel divorzio è aiutare i loro genitori.
  • Dodicesimo: Credo che la gente cambi in terapia quando deve cambiare, quando non ci sono altre alternative.
  • Tredicesimo: Quando tratti gli individui dovresti cercare di convertire il caso individuale in un caso familiare per riuscire ad ottenere cambiamenti. Credo che più membri familiari porti in seduta, più avrai efficacia nel tuo lavoro.
  • Quattordicesimo: Quando vedi famiglie è necessario essere consapevole della psicologia individuale. Ogni membro individuale di una famiglia vive una famiglia diversa. Credo che l’intrapsichico non può essere ignorato ed è molto importante sapere che cosa succede dentro la gente così come sapere che cosa succede tra le persone.
  • Quindicesimo: Nessuno può conoscere finalmente la verità reale del proprio matrimonio, né i terapeuti né gli stessi partners.
  • Sedicesimo: L’esperienza clinica mostra con evidenza sistematica che uomini e donne pensano diversamente.
    Uno dei salvagenti più grandi contro i pregiudizi di genere nella terapia è trattare le famiglie in una coterapia maschio/femmina.
  • Diciassettesimo: La perdita o la minaccia di perdita di una relazione significativa, a mio giudizio è uno delle più grandi fonti di sintomi. II lutto abortito può dare luogo anni dopo, a problemi nell’intimità e difficoltà sessuali.
  • Diciottesimo: Penso che ogni terapeuta sviluppi uno stile terapeutico confortevole per se stesso e cerchi poi di costruire una teoria su di esso.
  • Diciannovesimo: Credo che la natura della relazione tra terapeuta e cliente sia un fattore terapeutico critico in ogni psicoterapia, cosa ignorata in questo clima attuale di quick therapy. In un determinato punto di questo percorso i terapeuti familiari hanno finito per non dare più attenzione alle emozioni e gli affetti dei clienti, centrando la loro attenzione più nei fattori cognitivi.
  • Ventesimo: Tieni sempre in mente la versione del sistema familiare anche quando vedi un individuo.
  • Ventunesimo: Ci sono grandi ricompense nell’essere un terapeuta, fra queste la sfida nel risolvere i puzzles umani, momenti di autenticità quando uno è in sintonia con i suoi clienti; osservare un matrimonio che cambia dall’alienazione all’amore, al rispetto. Vedere le famiglie muoversi verso la salute.

Se veramente vuoi sapere che cosa è la terapia di coppia e familiare cerca di provarla te stesso.

Per finire, Framo descrive alcune sue impressioni personali su alcuni pionieri della prima epoca.
“Farò alcuni commenti su dei pionieri come persone e così come gli ho visti nel loro lavoro. Eccetto Haley ho conosciuto tutte queste persone molto bene.”

Jay Haley ha il vantaggio di non venire dalla professione tradizionale della salute mentale, pertanto è stato capace di vedere le cose con una prospettiva fresca. Ha dato molti contributi creativi, più come docente che come terapeuta e ha influenzato fortemente la nostra professione. Credo che insieme a Frank Pittman e Ronald Laing è uno dei migliori scrittori del settore.
Penso che sfortunatamente sprechi troppo tempo del suo gran talento criticando il pensiero psicodinamico.
Virginia Satir: Penso che Virginia conosceva più le dinamiche familiari che nessun altro nel campo della terapia familiare. Il suo inguaribile ottimismo rispetto le persone, la sua rimarchevole qualità per curare, la sua abilità empatica sono ineguagliabili. Lei credeva che se c’era una sola cellula viva bisognava fosse nutrita.
Virginia ed io avevamo una mutua ammirazione.
Nathan Ackerman; Ho chiamato Nat il nonno della terapia familiare perché fu il primo pioniere che ha rischiato molto di essere schiacciato dall’establishment psichiatrico-psicoanalitico. E’ stato un autorevole clinico e terapeuta. Era molto acuto ed anche un grande lottatore, ma aveva cuore. Sospetto che pochi terapeuti attualmente leggano gli scritti di Ackerman e potrebbero imparare moltissimo dai suoi contributi.
Bowen: Bowen fu una persona importante che realmente ha vissuto la sua teoria. Per esempio, quando lui per primo presentò il lavoro che stava facendo con la sua famiglia, al Convegno del 1967, mi disse che in quel momento lui tentava di differenziarsi lui stesso dalla famiglia dei terapeuti familiari. Bowen aspirava molto alto, voleva sviluppare una comprensiva teoria dei sistemi naturali.
Clinicamente lui lottava con questa questione fondamentale: come può uno combattere con la propria pazzia familiare senza abbandonare la famiglia? La mente particolare di Bowen creava un’aurea di potere magnetico che a volte metteva soggezione. Però la mia esperienza con Bowen come persona fu molto diversa. Abbiamo avuto un’amicizia per trent’anni e ho potuto vedere il suo aspetto tenero e giocoso. Quando lui castigava il tuo pensiero c’era sempre un metamessaggio confortante: io ti sto ascoltando. Credo che da adesso a cinquant’anni la teoria di Bowen sarà molto influente. Lui se ne è andato e mi manca molto.
Whitaker: Che posso dire di lui che non sia già stato detto? Negli anni, la sua caratteristica terapia è stata vista come ridicola, con divertimento, come sorprendente, come confusionale, con invidia e ammirazione. Whitaker sfidava mostrandosi diverso e per questo pagava un prezzo professionale per i suoi sforzi creativi di abbattere il muro della psicoterapia tradizionale. Aveva una straordinaria, istintiva comprensione delle dinamiche inconscie, coniugali e familiari. La sua saggezza è stata e sarà ricordata da generazioni di terapeuti.
Uno dei momenti più memorabili della mia vita professionale è stato osservare Carl piangere durante un’intervista. Devo puntualizzare che dietro la figura mitica c’era il vero Carl Whitaker, un essere umano formidabile, molto timido e molto corretto sotto la sua apparente follia. Anche lui se n’è andato e mi manca molto.
Borszomenyi-Nagy: Con Ivan ci conosciamo da molti anni. Lui, come Bowen, è stato in un certo senso il mio mèntore. Abbiamo lavorato insieme per tredici anni. Siamo stati tra i primi che hanno lavorato in terapia familiare e abbiamo pubblicato insieme uno dei primi classici nel campo spendendo innumerevoli ore, scambiandoci idee su teoria e terapia. Nagy è un vero studioso delle relazioni. Mi ha sempre impressionato la su vasta conoscenza ed intelletto. In tutti questi anni siamo stati in contatto e ho apprezzato grandemente la sua amicizia. La sua elegante teoria contestuale sarà molto più apprezzata con il tempo ed io prevedo che questi contributi, come la teoria di Bowen, dureranno nel tempo. Mi rendo conto che il campo della terapia familiare ha cambiato considerevolmente e che questo articolo può essere percepito come un anacronismo nostalgico. Malgrado le mie preoccupazioni e le mie inquietudini su alcuni aspetti che la disciplina ha preso, credo che ogni generazione debba cercare le proprie verità nelle proprie condizioni. Malgrado io sia un po’ outsider nel momento attuale della terapia familiare nel suo contesto politico credo che molte scoperte circa le dinamiche della terapia sistemica familiare sono ancora valide e dureranno nel tempo. Per chiudere ho bisogno di dire quando guardo indietro ai 35 anni di esperienze nel settore, io ho avuto il mio tempo. Adesso è il vostro.” In una sua lettera ,Framo(2000) mi scriveva:”Lamento profondamente essere impossibilitato per motivi di salute di venire in Italia per il convegno.
Italia è il paese dei miei avi ed anche il posto di brutti ricordi della guerra, ma io amo quel paese”.

BIBLIOGRAFIA

FRAMO;J(1978)La famiglia d’origine come risorsa terapeutica. You can and should go home again.ln Terapia Familiare N°4,C.T.F.s.r.l,.Roma
FRAMO,J(1982):Explorations in Marital and Family Therapy.Selected Papers.Springer Publishing Company,New York.
FRAMO;J(1996):A Personal Retrospective of the Family Therapy fie:Then and Now.
Journal of Marital and Family Therapy, Vol 22,Number 3,July 1996 FRAMO;J(1996):Terapia Intergenerazionale.Un modello di lavoro con la famiglia d’origine.Raffaello Cortina Editori.Milano.
FRAMO;J(2000):Lettera personale del 14 Agosto 2000.
WILLIAMSON;D(1994):Honoring Jim Framo. Family Therapy News.October 1994.

 

dicembre 7, 2017

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